Storia di Margherita

BABY BLUES

Bimbo mio, quando ti guardo, sei proprio bello. Di una Bellezza Assoluta.
Grandi occhi scuri, spalancati, tranquilli, dolci, curiosi.
La morbidezza in ogni linea del tuo corpo e del tuo viso, la fragilità tenera delle mani che annaspano e afferrano.
E la bocca, la bocca piccola da bambino.
Mi perdo a guardarti. Sei il mio presente, sei tutta me.
Poi, mi capita di guardare ogni tanto la mia immagine riflessa nello specchio, e mi sorprendo: mi si stringe il cuore perché lo specchio mi rimanda un’altra me, un’immagine sciupata diversa dalla mia.  Vedo la mia stanchezza e un’espressione malinconica in cui non mi riconosco.
E’ vero, con tutto questo mondo nuovo, io ho finito per dimenticarmi di me.
Mi sembra di non ricordare più come era il mio tempo e quali i miei pensieri passati, quelli che affollavano una volta la mia mente: una vita fa. Mi guardo e mi sembra che il mio passato sia lontanissimo. Cerco di ricordare come ero quando ero sorridente, fiduciosa, piena di speranze e di cose da fare, ingenua, si, felice.
In mezzo agli altri. Padrona della mia vita.
Ora gli altri hanno ripreso a correre mentre io sono rimasta qui, tutt’uno con te, creatura mia, mia vita e mio mondo. In certi momenti il nostro stare così vicini mi fa paura, questa simbiosi mi immobilizza e mi fa sentire sola.
Non avevo messo in conto questa sensazione di solitudine: io credevo che il tuo arrivo portasse solo tanto amore in più. E poi credevo di sentirmi capace di sapere cosa fare in ogni passaggio, di essere una madre attenta, saggia, competente.
Invece avverto la nostalgia di qualcosa di perduto per sempre, che poi altro non è che il mio essere stata bambina, la mia giovinezza e tutto il mio passato. Ora sono una madre, una donna stanca con il viso segnato dalle notti insonni, e mi sembra tutto così maledettamente complicato.
E guardo te, dolcissima creatura, che osservi il mio smarrimento succhiando il mio latte con la tua grande piccola bocca da bambino.

Sei bello, sei il mio problema, sei la mia cura.