Storia di Lorena

LA GRAVIDANZA

Lorena non se l’aspettava.  O meglio: non pensava potesse accadere così presto.
Con Fabio non avevano propriamente deciso di cercare un figlio, si erano solo detti che potevano smettere di utilizzare metodi contraccettivi: che poi è la stessa cosa.
E così, un test fatto per puro scrupolo di coscienza ed invece….eccola là, quella benedetta, piccola linea comparsa quasi subito.
Smarrimento. Senso di irrealtà. Un insieme vorticoso di sentimenti opposti vissuti nello stesso attimo, paura, gioia, fierezza, fragilità, voglia di correre avanti ma ancora di più desiderio di tornare indietro per avere ancora possibilità di scelta.
Anche malinconia, si, Lorena si sentiva malinconica perché  le sembrava di perdere la giovinezza, il passato, la possibilità di sentirsi una bambina e di essere accudita. Ora non poteva più, era lei che avrebbe dovuto prendersi cura di un bambino.
E per questo si sentiva in colpa, Lorena, per non corrispondere ai comportamenti e agli stati d’animo che, secondo lei, dovrebbe provare una donna incinta.
E si sentiva sola perché tutti quelli a cui diceva di aspettare un bambino si congratulavano felici,  e Fabio era al settimo cielo.
Le nausee erano cominciate quasi subito, ad accentuare il malessere emotivo. Il corpo continuava a chiamarla e a ricordarle la sua condizione, e lei invece era alle prese con il suo conflitto interiore.
Fino a quel momento. Quando il senso di irrealtà aveva lasciato posto al rumore veloce di un battito, e si era concretizzato nel disegno sfocato di un piccolo fagiolo che la ginecologa, contenta, le aveva indicato dicendole che quello era il bambino. Fabio, presente, aveva pianto.
Da quel momento, forse, Lorena si era data la possibilità di pensarsi come madre, non più una ma due nel suo stesso corpo. Aveva provato un sentimento ancora informe di responsabilità e protezione.
Certo, il cammino successivo della gravidanza non era stato certo un percorso piano: quante contraddizioni, quanta emotività, quanti sbalzi d’umore, quante incomprensioni. Le sembrava che per Fabio fosse tutto più facile, lui non aveva un corpo che stava incredibilmente mutando, ingovernabile, lui non doveva seguire mille attenzioni perché il bambino crescesse bene. Lui non doveva partorire.
Ad un certo momento il bambino aveva cominciato a muoversi.. prima con delicatezza, poi sempre più energico. Era con lei ed era altro da lei.  Viveva del suo corpo, ma con una totale autonomia. Ma chi era e come sarebbe diventato, questo figlio?
Man mano che la data del parto si avvicinava, Lorena faceva strani sogni che, a volte, diventavano incubi, lasciandola stordita e spaventata dall’ipotesi di avere avuto una premonizione.
Pensando al parto, era contenta di potere finalmente liberare il corpo da quel peso sempre più gravoso, ma nello stesso tempo aveva paura di lasciare andare il suo bambino e di consegnarlo al mondo, così piccolo, indifeso, senza la protezione che aveva dentro la pancia materna.
Ecco cosa stava accadendo nella parte finale della gravidanza: Lorena si dibatteva tra il dolore della perdita del bambino che le stava dentro, vicino in un modo speciale,  e la speranza luminosa di prenderlo in braccio, iniziando una nuova vita con una famiglia nuova, dove lei sarebbe nata come “madre”.
Una fine ed un inizio. La Morte e la Vita.
Nell’automobile che la portava in ospedale, con Fabio al  volante spaventato, agitato, eccitato, Lorena si misurava con quelle ondate di dolore  tanto temute e tanto immaginate e, facendo la respirazione,  lei parlava al suo bambino consolandolo e incoraggiandolo: che tra poco si sarebbero incontrati.